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Paura e tristezza – Carlo Cassola

posted by Giulia agosto 2, 2017 0 comments

Carlo Cassola  pubblica Paura e tristezza nel 1970. Questo romanzo è l’ultimo di una serie letteraria iniziata nel dopoguerra che vede Cassola commemorare il passato ed esaltare la giovinezza, temi che l’autore adesso non vuole più trattare perchè si sente vecchio e vuole scrivere soltanto del presente, come spiega in una lettera a Fortini prima che il libro andasse in stampa. 

Ho scoperto Cassola all’età di quindici anni; mi trovavo in vacanza nella mia casa nel Casentino, con la mia famiglia. La casa è situata in un piccolo paesino di montagna e si trova a ridosso del bosco. Perfetta per riposare, un disastro quando hai quindici e ti senti isolata dal resto del mondo. Avevo finito di leggere ciò che mi ero portata, fumetti più che altro, e decisi così di esplorare la mansarda che aveva sempre il potere di incuriosirmi. Che fortuna! Ho mio babbo che è un accanito lettore e mia mamma che nel tempo ha collezionato un sacco di libri che all’epoca le facevano leggere a scuola. Così fu che mi ritrovai a frugare in una delle tante scatole piene di libri; era fantastico, mi sentivo immensamente ricca e più felice di un neonato attaccato al seno della sua mamma!

Frugando frugando mi capitò tra le mani un libretto dalle pagine un pò ingiallite, la faccia di una donna dipinta a mano sulla copertina e una scritta blu: La ragazza di Bube – Carlo Cassola.

Bè, non mi vergogno a confessare che allora davvero non sapevo neanche chi fosse questo Carlo Cassola, ma il titolo, che mi prometteva qualche modesta storiella d’amore (sentimento da cui ai tempi, come è naturale che sia, ero sopraffatta) mi colpì ed iniziai a leggerlo. Mi prese e mi piacque talmente tanto che lo finii in poche ore. Ecco, è stato così che ho conosciuto Cassola e non posso che ringraziare la solitudine della mia casa di montagna, la mia curiosità, i libri dei miei genitori e la mansarda.

In età più matura ho letto Paura e tristezza. Devo dire che stavolta il titolo, invece che incoraggiarmi, mi spiazzò un attimino. Chi può essere attratto da un titolo del genere? Un masochista? Un tristologo? Una persona affetta da manie suicide? Forse qualcuno che cerca empatia in un libro, un filo che lo leghi alla triste realtà che sta vivendo e che in qualche modo gliela possa riscattare? Mah, me lo sono chiesto più volte  senza trovar risposta e più che altro mi sono chiesta perchè io, che non sono in nessuna di queste situazioni, abbia deciso di leggerlo. E qua la risposta è stata piuttosto semplice: avevo letto La ragazza di Bube e me ne ero innamorata. Perciò mi fidavo di Cassola e non ebbi timore a immergermi anche in questa lettura. Certo non si ride leggendo questo romanzo, ma è di una bellezza e di una veridicità stupefacenti. Personalmente mi ha fatto molto riflettere sulla situazione fisica e mentale delle donne dell’epoca. A volte mi sono arrabbiata moltissima con Anna, la protagonista, e più volte mi sono sorpresa ad urlarle contro e a sgridarla perchè secondo me stava facendo la cosa sbagliata. Eppure le ho voluto un gran bene da subito ad Annina, come alla fine la chiamavo.

Paura e tristezza narra la storia di Anna che nasce da una madre povera e senza marito e perciò già segnata fin da piccola, perchè considerata, anche da se stessa, una bastarda. Le due vivono nella campagna toscana, prive di ogni agio e Anna, che a scuola è molto brava, è costretta a lasciarla per aiutare la madre a portare qualche soldo a casa. Anna non riuscirà mai a riscattarsi e considerandosi una sfortunata che vale poco o nulla, finirà per scegliere un matrimonio senza amore, con un contadino rozzo.

Quello che più mi ha colpito è la perseveranza di Anna nel fare le scelte sbagliate, scelte dettate dalla bassa stima che ha di se stessa e da convinzioni ingiuste che le sono state inculcate dalla madre, come ad esempio la considerazione che gli uomini non possono dare amore e che il sesso è solo peccato. Tutto questo ha fatto in modo che Anna crescesse con la convinzione che niente possa rendere felici e che l’unica cosa che si possa fare è arrendersi alla vita.

Ne consiglio vivamente la lettura. Anche se gli argomenti sono spesso penosi, aiuta a conoscere una realtà che ormai più ci appartiene e a sottolineare la condizione della donna che purtroppo, ahimè, alle volte oggi  poi tanto diversa non è.

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