Sopravvivere alla scuola

A scuola si deve star bene. Strategie per creare benessere

posted by Giulia settembre 9, 2017 0 comments

Perchè è importante che l’alunno stia bene a scuola?

Certamente perchè è auspicabile che la sua esperienza scolastica sia positiva…ma non solo.

Possiamo affermare che l’apprendimento sia strettamente legato al benessere. Un alunno apprende quando sta bene. Da qui capiamo che l’importanza del star bene a scuola non è solo essenziale all’alunno in quanto persona che ne beneficia a livello umano, ma lo è anche da un punto di vista didattico perchè la sua serenità influisce positivamente sulla qualità dell’apprendimento.

Quali sono le cose che determinano il benessere scolastico?

Tantissime!…

…Ma parliamoci chiaramente e senza tanti giri di parole. Chi fa il buono e il cattivo tempo in classe è prima di tutto l’insegnante.

Sono i docenti che fanno la scuola. Sono loro che hanno l’onere e l’onore di decidere sulla classe. Detto questo, si può concludere che la qualità dell’apprendimento sia legata alla qualità di relazione che intercorre tra l’alunno e l’insegnante.

Chi ha la responsabilità in tal senso? Ovviamente la responsabilità cade sull’adulto, ovvero sul docente, il quale perciò ha diversi compiti molto importanti da svolgere, oltre quello di trasmettere conoscenze. L’insegnante deve sempre tener conto che le prime esigenze da soddisfare negli alunni sono appunto quelle relazionali perciò deve attuare alcuni accorgimenti che gli permetteranno di costruire un rapporto positivo e costruttivo con la sua classe, basato sulla fiducia e il rispetto reciproco.

Come può agire? Vediamo insieme alcune strategie (ce ne sono molte altre) che un bravo insegnante dovrebbe utilizzare.

  • Comunicare le aspettative agli alunni. Non si dovrebbe iniziare una lezione senza prima spiegare quali sono gli obiettivi che in quel momento e con quelle specifiche attività dovranno essere raggiunti. La comunicazione e la condivisione di essi fa capire che siamo tutti ” sulla stessa barca”, smorza la tensione e crea un rapporto di fiducia tra alunno e insegnante.
  • Procedere in modo da evitare una didattica competitiva e promuovere invece un apprendimento cooperativo.
  • Agire affinchè gli alunni si sentano parte integrante e attiva della lezione e non soltanto passivi spettatori. Tutti devono sentirsi utili.
  • Utilizzare rinforzi positivi per aumentare l’autostima, in special modo nel bambino più insicuro e più demotivato. Ricordiamo inoltre che la punizione non ha la capacità di porre fine ad un comportamento considerato sbagliato; può semmai soltanto portare ad una diminuzione temporanea dello stesso, sia nell’intensità che nella frequenza.
  • Prima di assegnare un compito, aver cura di individuare le potenzialità dei propri alunni. Lo scopo è porre obiettivi che siano raggiungibili da tutti.
  • Sollecitare la partecipazione di tutti gli alunni: non trascurare i più introversi e timorosi.
  • Essere in grado di dare amore. L’alunno si deve sentire amato e rispettato dal proprio insegnante; è donandosi che noi insegnanti possiamo sperare di ricevere e riceveremo non solo affetto, ma anche fiducia e (sembra strano ma è così) acquisiremo autorevolezza.
  • Ascoltare e comunicare in maniera efficace con gli alunni ed essere comprensivo anche se le idee dell’uno e dell’altro, spesso non coincidono.
  • Creare e stimolare l’entusiasmo. Come fare? L’insegnante deve essere il primo entusiasta di ciò che fa! Pensiamo a come può essere assistere ad una lezione fatta da una persona apatica e annoiata, palesemente non interessata a ciò che sta dicendo e al contrario, ascoltare qualcuno motivato, sorridente ed entusiasta. Chi ascolteremo con maggior attenzione e motivazione?
  • Usare, come strumento motivante, anche il problem solving ovvero far sì che l’apprendimento proceda attraverso la soluzione di un problema.
  • Essere così bravo da insegnare e sviluppare nei propri alunni il senso dell’umorismo. Il senso dell’umorismo è in grado di smorzare la tensione e sdrammatizzare situazioni difficili o momenti critici all’interno della classe.

…Semplice, no?

E voi che ne pensate? Quali sono state le vostre esperienze in merito?

Vi aspetto,

Giulia

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