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C’era una volta una maestra

posted by Giulia dicembre 31, 2017 0 comments
Non ricordo quanti anni avessi quando decisi che da grande avrei fatto la maestra. Ero sicuramente molto piccola.

Mia mamma era maestra ed il suo lavoro mi sembrava meraviglioso; ciò che ci raccontava di quello che accadeva nelle classi quando la sera cenavamo tutti insieme, mi affascinava. La scuola, con i suoi colori, i suoi odori, i suoi suoni… era di per sè un mondo che mi attraeva e per di più amavo studiare: studiare è sempre stata per me ed è tutt’ora una passione persistente e indistruttibile.

Così, arrivata alla fine delle scuole medie, fu facile scegliere: volevo insegnare e perciò mi sarei iscritta all’ Istituto magistrale.

Dopo quattro anni di studio conclusi con la maturità, decisi di fare l’anno integrativo che mi avrebbe permesso di iscrivermi all’università. Certo, potevo anche scegliere di iniziare a lavorare subito come maestra, se non altro facendo delle supplenze, ma l’idea di abbandonare gli studi a soli diciassette anni (perchè al tempo della maturità ancora non ne avevo compiuti diciotto), proprio non mi andava. Io volevo studiare, imparare, conoscere. Ero estremamente curiosa e bisognosa di acquisire informazioni e conoscenze.

Così, dopo l’anno integrativo mi iscrissi all’università.

Avrei potuto scegliere Scienze della Formazione Primaria che oggi è la tappa obbligatoria per diventare insegnante?

No, per il semplice fatto che all’epoca non esisteva. Quando mi sono diplomata io, si diventava maestra dopo le magistrali, un percorso scolastico dove studiavi psicologia e pedagogia e dove obbligatorie erano le ore di tirocinio pratico nelle scuole.

Cosa potevo allora scegliere?

Decisi di soddisfare i miei bisogni di conoscenza seguendo il mio amore per la montagna e la natura scegliendo il corso in Scienze Forestali e Ambientali presso la Facoltà di Agraria. Che bella esperienza l’università! Sono stati anni indimenticabili, anni nei quali ho potuto studiare delle materie meravigliose e affascinanti, dove ho scoperto un nuovo mondo e la mia mente affamata di conoscenza si è nutrita con gioia ed entusiasmo. Non mi sono mai pentita della mia scelta; tornassi indietro rifarei lo stesso percorso.

La scuola rimaneva sempre comunque nel mio cuore e continuavo a pensare che dopo la laurea, sarei potuta diventare comunque un’ insegnante. Magari una professoressa, chissà.

Mi laureo e la fortuna vuole che mi si presenti subito un’opportunità di lavoro presso la Provincia di Firenze, un lavoro che ha a che fare con la mia laurea e ancor di più con la mia tesi. Non ci rinuncio, anche perchè nel frattempo sono diventata mamma di Camilla e in casa c’è bisogno di soldi. Per tre anni svolgo il mio lavoro da precaria in provincia, ma dentro di me ci sono ancora delle pulsazioni strane che mi dicono che quello non è il mio posto. Alla fine la voglia di insegnare implode dentro di me e così decido di inviare curriculi a varie scuole paritarie. Sì perchè nel frattempo, ahimè, impensabili e ingiuste leggi hanno deciso che il mio diploma non è più abilitante!

Questa scoperta mi manda in delirio…ma come può essere? Ho studiato, sono preparata e all’improvviso qualcuno decide che il mio diploma è carta straccia? Quattro anni buttati al vento? Certo, adesso c’è il nuovo corso in Scienze della Formazione primaria e forse per qualcuno, noi diplomati siamo diventati scomodi e perciò dobbiamo essere fatti fuori.

Ma in Italia si sa… succedono cose strane…

Comunque. Me ne faccio una ragione e mi butto sul privato. E succede! Succede che una scuola elementare mi chiami. Sono al settimo cielo, non mi sembra vero. Sono disposta a tutto pur di accettare quel lavoro e così mollo il mio in provincia senza neanche dare il preavviso e il giorno dopo sono in cattedra. Che emozione! Che sensazione di pienezza provavo. Ero finalmente io, ero la maestra Giulia, quello che in fondo avevo sempre sognato.

Non me ne sto però con le mani in mano. Studiare mi piace e decido quindi di iscrivermi a Scienze della Formazione Primaria. Resisto due anni, ma dopo qualche esame sono costretta a mollare: far coincidere lavoro, figli e studio mi è impossibile, anche perchè per alcuni corsi, viene richiesta la frequenza obbligatoria.

Dopo diversi anni di insegnamento, dopo varie lotte sindacali per far valere il potere abilitante del nostro diploma, finalmente viene riconosciuta l’ingiustizia: noi diplomati magistrali abbiamo diritto ad accedere alle graduatorie di seconda fascia dove ci sono tutti gli abilitati che non sono entrati nelle Gae (graduatorie ad esaurimento) da dove invece si prende il ruolo e che, ahimè, sono ormai chiuse.

E quindi? Che significa? Riconoscete l’errore clamoroso di averci tolto per tredici anni l’abilitazione all’insegnamento e di conseguenza il diritto al ruolo e adesso? Adesso ci dite che PAZIENZA, ormai è tardi e faremo i supplenti a vita.

Come? Eh no, stavolta non ci stiamo.

Così, io e altre 50.000 diplomati magistrali ricorriamo ai ricorsi: sì, siamo ridotti a pagare per avere quello che di diritto ci spetta. Paghiamo, sudiamo, ci sbattiamo, subiamo umiliazioni e delusioni per due anni e poi…poi il Consiglio di Stato riconosce, in forma cautelare, in attesa del giudizio finale di merito, che in effetti abbiamo diritto a stare nelle Graduatorie ad esaurimento e quindi accedere al ruolo. FINALMENTE. E’ gran festa! Siamo ad una svolta, penso.

Arriva quindi per me il momento di prendere un’altra decisione difficile. Lascio la scuola paritaria dove lavoro da dieci anni.

Lascio un contratto a tempo indeterminato.

Mollo tutto per andare incontro a quel futuro tanto auspicato nello stato, dove posso guadagnare qualcosa in più, dove credo che avrò un posto più sicuro. Come me fanno tanti altri maestri, abbagliati da questi nuovi orizzonti. In tanti prendono pure il ruolo, gente con anche più di duecento punti di servizio (una roba pazzesca), persone cinquantenni che hanno rincorso quel posto per tutta la vita.

Ed io finalmente, ottengo la mia supplenza annuale da provveditorato e, facendo due conti, in un paio di anni dovrei anche passare di ruolo. Che gioia, non si può capire se non si è stati precari per un decennio! E’ stato come vedere la luce in fondo ad un tunnel nero. Ho firmato la mia supplenza al provveditorato sentendomi leggera e libera come una farfalla. Ho scelto la scuola dove per vent’anni aveva insegnato anche mia madre: era come essere un pò a casa, ed è stato bello condividere con lei questa nuova avventura.

Mi è stata assegnato italiano in una prima, dietro mia richiesta, perchè amo l’italiano e amo la classe prima. Era un sogno!

Intanto tutti aspettavamo l’esito dell’Adunanza plenaria che doveva decidere definitivamente il nostro destino, ma ognuno di noi diplomati magistrali, in cuor nostro, eravamo certi che tutto sarebbe finito bene. C’era già chi era al secondo anno di ruolo, chi aveva superato l’anno di prova, dove l’ idoneità all’insegnamento gli era stata direttamente riconosciuta dal Miur.

Ma poi arriva, il giorno prima delle vacanze di Natale, la sentenza: TUTTI FUORI!

In molti piangono, si disperano, altri si chiudono in silenzio nella propria amarezza, c’è chi perde all’istante i propri sogni e la voglia di lottare. Lo stesso Consiglio di Stato che ci aveva permesso di entrare, dando anche il ruolo, adesso ci butta fuori.

Questo gravissimo fatto, di cui si macchia la giustizia italiana, è passato in silenzio. Non se n’è quasi parlato ai telegiornali, sono solo usciti devianti e faziosi articoli sui quotidiani, con titoli raccapriccianti. In uno ho letto: “Via i non laureati dalla scuola!”

Ecco…questa cosa è orribile, primo perchè molti di noi sono comunque laureati e secondo perchè, chi non è nel mondo della scuola, leggendo questi articoli, può pensare che sia anche una cosa giusta…quando invece la storia parte da lontano, e andrebbe prima ascoltata che giudicata.

Un buon insegnante non si misura con i titoli di studio. Si misura con la passione, la capacità di capire, la voglia di imparare e di migliorare, la pazienza e la devozione. E quei tanto che verranno licenziati in massa, sono maestri da dieci, quindici venti anni, maestri che hanno maturato la loro esperienza con i sacrifici che solo un precario può capire quanto siano enormi.

Dopo queste vacanze tornerò nella mia classe con uno spirito diverso perchè mi hanno sgretolato un sogno e privata di un diritto.

Ero così felice di avere una prima, avrei riscelto la stessa scuola l’anno prossimo garantendo così continuità ai miei alunni.

Ma non ci sarò.

Forse riuscirò a prendere qualche supplenza chissà dove. Forse, ma non è detto perchè prima di me torneranno in lista quei tanti poveri maestri che già erano in ruolo. Sì, torneremo tutti a fare i supplenti. A vita. E senza continuità.

La mia storia inizia e per ora, finisce così…

c’era una volta una maestra.

Vi prego di diffondere il più possibile, è necessario che ci sia una consapevolezza sociale di quello che sta succedendo nelle scuole.

Giulia, la maestra.

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