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Un solo istante in tanto tempo

posted by Giulia febbraio 13, 2018 1 Comment

Lezioni Americane – Rapidità

Festina lente, ovvero affrettati lentamente, è una massima latina che Italo Calvino scelse come suo motto.

Questo motto è rappresentato da una tartaruga, emblema di lentezza e di prudenza, e una vela mossa dal vento, che al contrario esprime la mobilità e la forza di azione ( Cosimo dei Medici ne fece il simbolo della sua flotta nel XVI secolo). In questo ossimoro si contrappongono quindi la velocità e la lentezza ed il messaggio che ne scaturisce è di agire senza indugi, ma pur sempre con cautela.

Ecco dunque, dopo la leggerezza pensosa, un’altra dualità che Calvino sostiene essere un valore imprescindibile dello scrivere, ovvero quella che potremmo battezzare una lenta rapidità.

Nella sua lezione dedicata appunto alla rapidità, afferma che essa però non è un valore in sè e sostiene che “il tempo narrativo può essere anche ritardante, o ciclico, o immobile. In ogni caso il racconto è un’operazione sulla durata, un incantesimo che agisce sullo scorrere del tempo, contraendolo o dilatandolo.”

Nei tempi di oggi, dove la vita è congestionata e il tempo è qualcosa di cui ormai siamo avari, la scrittura deve riuscire ad esprimere pensieri coincisi e alleggeriti tramite l’esclusione di ogni retorica, da uno stile espressivo e ritmico, dal piacere dell’attesa che si genera nel lettore quando è tenuto sulle spine, dalla scorrevolezza del ragionamento data dalla continuità degli eventi che si susseguono.

Non si tratta di lavorare sulla velocità fisica, ma piuttosto su una velocità mentale che a differenza dell’altra non è misurabile, ma si quantifica in base al piacere che provoca in chi legge, se usata con attenzione da chi scrive.

Essere veloci significa fornire al lettore una sequenza infinita di immagini che rimandano ad altrettanti infiniti pensieri il cui susseguirsi ammazza la noia del lettore perché lo stimola senza sosta. Ma l’andare svelti non significa arrivare per primi ad un traguardo perché la rapidità di cui parla Calvino non è correre lo spazio nel minor tempo possibile, non è spazio fratto tempo, è piuttosto una corsa consapevole scandita dal ritmo, una corsa svelta eppur ammaestrata, una fuga continua per rimandare la conclusione, un “perder il filo cento volte e ritrovarlo dopo cento giravolte.”

Si può essere coincisi e rapidi allo stesso momento?

Calvino suggerisce l’uso di alcune tecniche come l’iterazione e la digressione.

L’iterazione consiste nella replica di qualcosa, che sia un concetto, un fatto, una frase o una sola parola. E’ un arteficio stilistico dove l’arrivo diventa partenza.

In poesia si usa l’iterazione come figura retorica, ovvero come allitterazione, in cui si ripetono gli stessi suoni, per creare uno stile ritmico e rafforzare il concetto che stiamo esprimendo. Il ritmo influenza la velocità mentale che a sua volta influenza la buona riuscita di ciò che stiamo scrivendo.

Un’altra tecnica che potremmo usare è la digressione che permette di saltare da un argomento all’ altro per rinviare il più possibile la conclusione. Nei miei scritti, tendo a fare un uso quasi sconsiderato delle digressioni, per esempio tramite i flashback (analessi, in italiano). L’errore però è sempre in agguato: la tentazione di usarli per allungare il racconto è forte e ciò non porterebbe altro che ad un’accozzaglia di parole prive di quella rapidità a cui invece dobbiamo aspirare. Altro rischio che si può commettere usando le digressioni è quello di perdersi in riflessioni che allontanano il lettore dal fulcro della storia deconcentrandolo e portandolo così all’ abbandono della stessa.

Perciò i rischi sono tanti. Tuttavia possiamo sopravvivere e riuscire a trovare il giusto equilibrio tra un ragionamento agile costruito sul ritmo incessante del nostro stile e un’attenzione meticolosa verso ciò che vogliamo comunicare.

Il cavallo, con la sua andatura, che sia trotto o galoppo, simboleggia questa rapidità letteraria, ma non dobbiamo immaginarci un cavallo forte e atto a portar pesi, bensì un cavallo berbero, agile e veloce come il vento. E difatti anche Galileo sostiene che “ il discorrere è come il correre, e non il portare.” La logica deve essere agile, snella, leggera, quasi come se avesse le ali, come Mercurio, il messaggero degli Dei. La dualità rappresentata dall’ossimoro Festina Lente si raffigura facilmente pensando alla contrapposizione tra il dio Mercurio e il dio Vulcano.

Mercurio

Vulcano forgia le folgori per Giove – Rubens

Mercurio rappresenta le leggiadria, la disinvoltura, l’agilità, l’adattabilità, e le sue ali ai piedi, che gli permettono si solcare i cieli, lo dimostrano. Vesuvio invece sta sotto la terra, rinchiuso a forgiare la materia, concentrato e meticoloso, privo della sintonia che invece Mercurio ha verso il mondo.

Mercurio è l’immediatezza, Vulcano l’aggiustamento, colui che nella velocità dell’attimo coglie la perfezione, il dettaglio, la revisione da apporre, cullando l’attimo stesso tra le braccia del tempo.

Alle volte basta una semplice idea per scrivere una storia e quell’idea è repentina come una scossa elettrica e come essa è scioccante. Ma se non le diamo il tempo necessario per diventare materia, se non la forgiamo come farebbe Vulcano, allora essa prenderà il volo, perdendosi.

Come scrittori abbiamo il potere di giocare con il tempo, possiamo dilatarlo o contrarlo a nostro piacimento, possiamo far scorrere dieci anni in due pagine o tornare indietro in un passato desiderato o avanti, in un futuro sconosciuto.

Comunque si voglia agire è sempre un potere enorme. Ma in qualsiasi modo scegliamo di giocare con il tempo, lo dobbiamo fare con la consapevolezza che la rapidità è la nostra grande risorsa e che quella rapidità di pensiero corre come un cavallo, ma si concentra come Vulcano per costruire qualcosa di prezioso…sotto terra, prima di spiccare il volo.

Ed oggi, in una società dove il tempo sembra una risorsa degradabile, dove la fretta detta le regole della nostra vita, sarà possibile forgiare il nostro pensiero rendendolo veloce come un cavallo?

Potranno mai le nostre idee, i nostri concetti e forse sì, anche i nostri sentimenti, sopravvivere in un’epoca dove la rapidità si rivela solo un valore misurabile ?

Me lo chiedo, se davvero un click potrà mai sostituire il lavoro meticoloso di un grande dio che segue e corregge quel volo un pò sconsiderato, in modo che un solo istante possa nascere da una manciata di eternità.

Ciò che mi ha spinto a riprendere la lettura di questo capolavoro di Italo Calvino, è stato il desiderio di costruire un progetto letterario in collaborazione con Roberto, di orizzontideglieventi; il nostro intento è quello di prendere spunto da questa opera per riflettere su quali siano gli insegnamenti che il maestro ha voluto trasmettere tramite questi appunti, scritti prima che la morte lo sorprendesse. L’interpretazione soggettiva che ne viene fuori sarà per noi stimolo di ulteriore riflessione.

Per leggere l’articolo di Roberto Veloce come il vento, clicca QUI

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