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Lolita – Vladimir Nabokov

posted by Giulia aprile 10, 2018 0 comments

Leggere Lolita è stato molto impegnativo e la lettura si è protratta oltre i miei tempi abituali.

Lolita non è un libro semplice; è la narrazione di un’ossessione. Di una perversione. Di un uomo malato e del suo amore che, come lui, non può che essere folle.

Vladimir Nabokov affronta il tema della pedofilia contrapponendo alla disumanità di tale perversione, una scrittura raffinata e minuziosamente seducente, tale da trasformare spesso la prosa in una sorta di poesia, un’abilità questa, rara e esercitabile solo da un sapiente esteta della parola.

Riconosco queste invidiabili peculiarità nello stile di Nabokov, ma ammetto che l’ho trovato anche eccessivamente ridondante e prolisso, caratteristiche che in qualche modo, hanno minato la nascita in me del pathos necessario per connettermi emotivamente alla storia narrata. Non è scoccata la scintilla e di conseguenza i tempi di lettura si sono allungati.

Ma a essere sincera, con me stessa e con chi mi sta leggendo, non è stato solo lo stile ampolloso a farmi avvertire un certo distacco in Lolita; a ciò infatti, e non poco, ha contribuito anche l’argomento trattato. Adesso, a posteriori, sono consapevole che la lettura di Lolita si debba affrontare abbandonando prima, ogni forma di pregiudizio, ogni appiglio etico, andando oltre noi stessi senza alzare nessun muro, per poter gustare il libro per quello che è: una forma letteraria nata dall’immaginazione. Parlo così ora, dopo una lunga riflessione che mi ha portato a scrivere questa recensione non subito dopo la fine della lettura, ma dopo quasi un mese da essa. Mi sono dovuta concedere del tempo per fornire a me stessa un ragionamento distaccato, privo di quel senso di disgusto che ho inevitabilmente provato nel leggere la storia di Humbert e Lolita.

Questo lavoro di ripulitura mentale mi permette adesso di fare un’analisi più vera e più oggettiva dell’opera di Nabokov.

Leggere di pedofilia non è mai facile, figuriamoci per una donna come posso essere io, madre di una figlia di un’età vicina a quella di Lolita. E’ stato inevitabile che in me siano sorti sentimenti di avversione e repulsione, fino all’ odio in alcuni casi, verso il protagonista.

Ammetto anche di aver pensato di non procedere oltre nella lettura.

Ma non l’ho fatto.

Se ci pensiamo la letteratura è piena di personaggi nefasti, tra assassini seriali, ladri, stupratori, persecutori e depravati. Quello che dobbiamo necessariamente credere tuttavia è che gli autori non sono essi stessi assassini o quant’altro. Sono solo scrittori che danno vita a personaggi negativi dei quali però non condividono il pensiero e la moralità (almeno si spera!). E così Nabokov non era certo un pedofilo (e quanto coraggio allora a scrivere di ciò) e in Lolita non ci si deve sentire costretti a condividere la depravazione mentale o l’indubbia moralità dei protagonisti; anzi, se ne disprezza la condotta e questo certamente allontana da quel processo di immedesimazione che spesso è la molla che fa scattare l’amore tra libro e lettore. Eppure Humbert, professore depravato che si innamora della “ninfetta” Lolita, di soli dodici anni, non appare come un mostro. Il suo spirito corrotto e dannato provoca innegabilmente ribrezzo nel lettore, ma anche una certa tenerezza poiché trasuda in ogni pagina il suo estremo, implacabile bisogno di essere amato.

Humbert, pedofilo avviluppato da un manto di rispettabilità, eleganza e fascino, si rivela (lo rivela lui stesso) prigioniero della sua malattia, fonte di infinita sofferenza a cui non sa porre fine. Lui stesso si condanna. D’ altro canto, Dolores, Dolly, Lo, Lolita è lontana dall’immagine stereotipata della fanciulla innocente; ciò fa sì che carnefice e vittima si alternino in un girotondo perverso, dove lui trascina lei per innumerevoli e squallidi motel e lei gli spezza ogni volta il cuore concedendosi con indifferenza.

Ma lui la ama, la ama davvero, anche se ai lettori può sembrare blasfema come affermazione (io stessa ho riflettuto molto su questo aspetto e non l’ho accettato subito). Humbert la ama e soffre quando lei soffre:”E c’erano momenti in cui sapevo come ti sentivi, e saperlo era l’inferno, piccola mia.”

Credo che in questa opera di Nabokov, l’elemento che più di ogni altro abbia fatto gridare allo scandalo, sia stato la mancanza di una morale nella storia. Lolita è un libro che non ha nessun intento moralista, nessun fine didascalico e come afferma lo stesso Nabokov: “Ci sono anime miti che giudicheranno Lolita insignificante perché non insegna loro nulla.”

Nabokov non vuole contrapporre il mostro pervertito con la bambina innocente. Qui non c’è nessuna Bestia e nessuna Bella, entrambi sono anime dannate destinate a cadere nel buio più nero.

Lolita è un romanzo che non rileggerei: troppo prolisso per i miei gusti seppur, come già spiegato, abbia amato la prosa poetica e l’uso magistrale, quasi magico, delle parole.

Troppa angoscia quella che mi ha lasciato addosso. Troppo grande lo sforzo per accettare un amore così malato.

Eppure.

Eppure ho apprezzato la capacità che Nabokov ha avuto nel farmi avvertire l’abisso profondo in cui scivolano i protagonisti, senza bisogno di condire la tragedia con dettagli erotici o passaggi espliciti. Privo di tutto questo, il realismo che ne scaturisce è puro e potente, cosa che troppo spesso non avviene oggi, nei romanzi erotici attuali, strabordanti di elementi piccanti al limite della decenza, senza i quali non rimarrebbero che pagine di nulla.

Consiglio Lolita a tutti e a nessuno.

Tutti e nessuno sono coloro che avranno voglia di spogliarsi dei propri principi etici per accogliere una letteratura che vuole essere compresa per quello che è: un’opera d’arte e non il frutto di un pervertito represso che cerca di liberare i suoi sogni vergognosi in un libro.

 

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