Recensioni

Lacci – Domenico Starnone

posted by Giulia marzo 9, 2019 0 comments

Lacci è un romanzo lancinante e spietato che racconta la fine di un matrimonio e delle emozioni che derivano da questo strappo, che fuoriescono come da un vaso scoperchiato, impietose e travolgenti. È la storia di un rapporto che si spezza e che poi ricomincia portandosi dietro dolore e sfinimento.

Aldo e Vanda hanno due figli piccoli e sono ancora giovani quando Aldo si innamora di Lidia, forse per la prima volta in vita sua. Per lei abbandona la moglie e i figli e fugge, rifugiandosi in quella che gli appare la vita vera mai fino allora vissuta, dalla quale si sente appagato in quanto capace di riempire i suoi giorni di senso.
Il romanzo inizia con una lettera che Vanda scrive al marito subito dopo l’abbandono, lettera dalla quale traspare tutta la rabbia e la frustrazione di una moglie tradita e di una madre ormai sola. Poi la storia prosegue attraverso la voce di Aldo che, ormai ottantenne, fa un bilancio della propria vita. Ripensa a Lidia, che non ha mai smesso di amare, da quando la lasciò per tornare dalla moglie e tramite i suoi pensieri ci arriva dritta e precisa la rassegnazione e la negazione di una felicità che invece avrebbe potuto salvarlo da una vita di finzione. La rabbia vendicativa di sua moglie e una strana forza carica di dovere, senso di colpa, paura e sofferenza, lo riportano a casa, dalla sua famiglia, condannandolo all’ombra di se stesso e riempiendo il suo cuore di fallimento.
Leggendo questo libro ci assale un senso di angoscia generato dalla consapevolezza che la vita è una ed è breve e che quando si arriva alla fine, voltarsi indietro può essere peggio che morire, se non si è dato voce a noi stessi ma solo agli altri.

Aldo è un uomo che ce l’aveva quasi fatta, che quell’occasione di felicità l’aveva incontrata e vissuta, ma è anche l’uomo che poi si è tradito non avendo avuto il coraggio di tenersela stretta. Ha rinunciato a se stesso per un matrimonio con una moglie rabbiosa che non lo ha mai perdonato, per ricucire un rapporto con i figli che invece sarebbero guariti dal dolore se lo avessero visto davvero felice, invece che crescere con un padre frustrato dalla rinuncia. Figli che forse avrebbero trovato un senso a quell’abbandono, nel quale invece sono annegati senza riuscire a venirne mai fuori.

Ma cosa è che ci fa tornare sui propri passi e cosa ci tiene legati agli altri?

Si torna sui propri passi spinti da una forza sottile ma intensa che come dei lacci invisibili ci lega a coloro che non amiamo più e che non possiamo perdonare o dai quali non riceveremo mai perdono. Questo senso di incompletezza tesse la rete che ci intrappola nel dolore, attraverso la rinuncia e la sfiducia in una vita migliore, della quale forse, non ci sentiamo neppure degni.

E poi c’è il cambiamento, quel vento che inizialmente soffia lieve ma che si avvicina minaccioso. Quando ci rendiamo conto che davanti a noi c’è un cambiamento che potrà assumere le vesti di una tempesta titanica che minaccia di spazzare via tutta la nostra zona di conforto, ci voltiamo, chiudiamo le finestre e ci rifugiamo in ciò che conosciamo e ci è famigliare perché ci appartiene, anche se ci fa soffrire. In fondo, ci siamo plasmati su quel dolore per tanto tempo…ed è così che si compie il peccato più grande, quando decidiamo di tradire noi stessi facendo a pezzi il nostro amor proprio. Aldo, nella scelta di rimanere con sua moglie, pecca di infedeltà verso se stesso.
Ciò che ci lega agli altri sono lacci malati, un miscuglio di brutte cose che come un virus ci consuma ma che non possiamo e non vogliamo sconfiggere perché se poi guariamo, che succede? L’essere sani in fondo, implica uscire dalla zona sicura, prendere coraggio, spezzare quei lacci costruiti su timori e sensi di colpa.

E Aldo non ce l’ha fatta.
Rinunciare è terribile. Ma tornare indietro quando il primo passo è stato fatto, è crudeltà.

 

 

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