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L’abito di piume – Banana Yoshimoto

posted by Giulia aprile 25, 2019 0 comments

Mi farebbe piacere se qualcuno che sta affrontando un brutto momento la leggesse (la storia) e riuscisse ad alleviare le proprie sofferenze, senza pensare di trovarci dei messaggi particolari.

 

 

Così scrive l’autrice nel postscriptum del suo breve romanzo. Ed è proprio vero: non vi aspettate chissà quale storia, chissà quale intreccio o colpo di scena perché non lo troverete. L’unicità di questo libro non sta nel contenuto, ma in ciò che meravigliosamente trasmette e lascia addosso; qualcosa di soave e calmante, che scalda e acquieta i turbamenti, caldo e leggero proprio come un abito di piume.

La storia si incentra sulla delusione d’amore che la protagonista, Hotaru, vive e di ciò che fa per ritrovare la pace interiore e l’equilibrio mentale. Dopo otto anni di relazione con un uomo sposato, decide di lasciare Tokio per rifugiarsi nel piccolo paese dove è nata; qua ritrova gli antichi affetti e un ambiente che costantemente le ricorda la sua infanzia. Il percorso di guarigione che inconsapevolmente intraprende la ragazza, scorre lento come le acque del fiume che attraversa il paese, cuore pulsante di tutti gli abitanti e protagonista indiscusso di tutto il romanzo. Le sue acque purificatrici sembrano avere un’anima e il rumore incessante del suo scorrere accompagna Hotaru verso il suo destino, inesorabilmente. Attraverso Hotaru, Banana Yoshimoto ci racconta del rapporto intimo e profondo che si ha con la natura e del potere salvifico e depurativo che essa ha sull’animo umano:

Forse tutti quelli che come me in qualsiasi angolo della Terra riescono a trarre dall’ambiente quel tipo di conforto, speciale e ordinario insieme, si rende conto di vivere questo mondo.

E’ chiaro che Banana Yoshimoto parla del legame ancestrale che ci lega a madre Natura, quel filo sempre più sottile, appesantito dal frastuono della frenesia della vita e dall’incessante bisogno di avere sempre più cose materiali per riempire i vuoti interiori.

Qui la mente va dritta al tenero romanzo di Sgarbi, Il canale dei cuori, anch’esso scandito dallo scorrere lento del fiume, dove l’autore sottolinea quanto ormai siamo lontani dal legame con la terra e quanto per questo ci sentiamo sperduti, come i bimbi sull’Isola che non c’è.

L’empatia che Hotaru intreccia con il fiume, inizialmente quasi inquietante, l’aiuterà poi a trovare la via, ad accogliere il proprio destino, ad accettarne anche le parti più buie, quelle fatte di dolore e sofferenza, con serenità e senza turbamento.

La storia alterna il reale con il sovrannaturale e assottiglia fin quasi a far scomparire la linea di confine fra la vita e la morte, tra i sogni e la vita vera. Proprio grazie a questo intreccio Hotaru riuscirà a sciogliere un mistero che risale alla sua infanzia e a ottenere la sua guarigione. Piano piano indosserà il suo abito di piume, con ciò che trova lungo il cammino, aiutata dai gesti semplici e benevoli di persone speciali, dal rapporto genuino con la natura, dalle cose buone che ogni giorno tiene in serbo per lei, che sia il Ramen del suo amico Mitsuru, la dolce confusione del bar di sua nonna, la telefonata di suo padre lontano, le parole di Rumi, amica perduta e qui ritrovata.

Un dolce romanzo da leggere se si ha bisogno di uno spiraglio di pace e di leggerezza d’animo, che ritorna spensierato sotto forma di pillole di serenità, quando meno te lo aspetti.

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