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La rampicante – Davide Grittani

posted by Giulia giugno 27, 2019 0 comments

La verità è la strada più dolce che si possa percorrere lungo il nostro cammino, ma capita che essa, pur intravedendola, venga costantemente confutata, come se fosse il privilegio solo di pochi. Privati della verità siamo solo finzione, un ammasso di ossa che sta in piedi senza un reale perché. Anche quando fa male, anche quando ci convinciamo che non sapere sarebbe stato meglio, anche quando ci lacera senza apparente guarigione…e invece la guarigione avviene nel momento stesso in cui sanguiniamo.

Vivere senza sapere, circondato dalla menzogna e peggio ancora dall’ostinazione di chi sa e non voler ammettere, è ciò che vive Riccardo, il protagonista del romanzo di Davide Grittani, La Rampicante, candidato al

 Premio Strega 2019.

Riccardo, adottato da Giovanna e Cesare quando era ancora un neonato, sarà destinato ad essere un uomo a metà, derubato del proprio passato e perciò appesantito da un senso di inadeguatezza che lo accompagnerà per tutta la sua vita: si sentirà un escluso, uno che non appartiene al “clan”, uno che non merita nemmeno di sapere; uno che non riesce a sfondare neppure il cuore di quella mamma che pur amandolo non si smuove per salvarlo. Uno che coverà dentro di sé l’odio funesto verso un padre che non lo ha mai né voluto né amato e verso quella giustizia che sente di non poter ottenere se non con rimedi estremi. Riccardo sta lì, sull’orlo del precipizio, in attesa che un soffio di vento lo butti giù, fino a che non ritrova se stesso in un altro essere che come lui, ha solo bisogno di essere salvato dal vuoto che ha attorno. Si tratta di una bambina di cinque anni, Edera, affetta da allucinazioni uditive e crisi epilettiche.

Tra Edera e Riccardo si instaura un legame speciale che solo persone che stanno ai margini possono creare. La metafora con la pianta di Edera, che sembra indicare la fragilità di un essere vivente che per vivere ha bisogno del sostegno, rappresenta invece il contrario: la forza e l’attaccamento alla vita. Ed è proprio nelle fragilità reciproche che Riccardo ed Edera riusciranno a creare quei ponti per “esserci” anche nel mondo reale, per dare un senso ad esistenze mutilate e predestinate alla sofferenza. Grittani tratta temi delicatissimi in questo suo romanzo, ma lo fa con il distacco necessario che gli permette di non cadere nel melenso e nel retorico. Ci racconta di gravidanze mancate, di donazioni di organi, di povertà materiale e mentale e della paura del terremoto, che nel 2016 ha colpito le Marche, terra che fa da scenario all’ intera storia. Tutte queste tematiche, essendo immense per la loro risonanza sociale e umana, avrebbero potuto fagocitare l’intera storia ed invece sono rimaste ai margini, non perché non importanti, ma perché utilizzate come mezzi per raccontare la vita, nella sua parte più dolorosa quanto più autentica.

Ho trovato molto interessante lo stile dell’autore perché mi ha coinvolta nella lettura tenendomi attaccata alla pagina senza stancarmi mai. La scrittura, pulita e veloce, colpisce con la sua intensità e i dialoghi in dialetto ne risultano perfettamente intonati e leggeri.